derby guendouzi

Sabato 6 aprile, allo Stadio Olimpico, è andato in scena il derby capitolino, una gara particolare, sentita e sempre attesa. Certo è che se a Natale qualcuno avesse detto ai tifosi di entrambe le formazioni che questa partita si sarebbe giocata senza Sarri e Mourinho in panchina, nessuno ci avrebbe creduto!

Ebbene sì, un incontro che ha visto in Tudor e De Rossi, due tecnici esordienti nella stracittadina, al termine della quale hanno avuto, per forza di cose, emozioni contrastanti, così come indicazioni tecnico-tattiche diverse dai propri giocatori, almeno per l’immediato futuro.

LE COREOGRAFIE

Da sempre il momento più atteso in un derby è quello in cui vengono aperte, alzate, srotolate, mostrate le coreografie insomma. Ci si emoziona a cercare di intuire la propria, quando si fa parte di essa non capendo inizialmente cosa si sta realizzando, e sistematicamente si inizia a sbeffeggiare quella avversaria. Uno spettacolo stupendo è però anche di chi se le gusta da fuori e le vede interamente in tutta la loro bellezza e particolarità. Nel derby di sabato scorso era la Roma che giocava in casa e disponeva quindi anche di tutta la Tribuna Tevere, lungo la quale è stata ricreata un’iconica immagine dell’indimenticabile Agostino Di Bartolomei (di cui oggi ne ricorre l’anniversario della nascita) che calcia un pallone verso la Curva Nord. Nonostante la coreografia sia stata “scoperta” in anticipo dalla tifoseria biancoceleste e diffusa sui social e la fotografia in realtà sia stata invertita a specchio per ricreare l’effetto del pallone calciato verso la curva avversaria, il risultato è stato sicuramente d’impatto. In Curva Sud poi ricreata la lupa capitolina da un lato e lo stemma ASR dall’altro. In Curva e Distinti Nord invece, settori occupati dai tifosi laziali, è stata ricreata una lunga scritta bianca su fondo blu che recitava “W LA LAZIO” con al centro l’immagine di un bambino d’altri tempi in divisa biancoceleste che teneva sotto la suola della scarpa un pallone da calcio e proprio nella parte sottostante la curva stendardi e bandiere con i colori sociali.

LA PARTITA

Il match se l’è aggiudicato la Roma per 1-0 grazie alla rete di Mancini nel primo tempo, con il difensore giallorosso, liberatosi senza difficoltà dalla marcatura di Romagnoli, che ha insaccato il pallone colpendo a botta sicura di testa, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, bucando un incolpevole Mandas. Il livello tecnico con cui si è svolta la gara non è stato di altissimo livello, complice forse anche il timore delle due formazioni di lasciare agli avversari spazi insidiosi. Nel secondo tempo la Roma ancora pericolosa con El Shaarawy che, lanciato a rete in velocità, stampa il pallone sul palo del portiere biancoceleste mancando il raddoppio. Sul fronte Lazio tante incertezze ed interrogativi ad iniziare dalla formazione schierata in campo, figlia degli infortuni (Provedel, Zaccagni, Lazzari e Rovella) ma anche delle scelte tecniche (Luis Alberto, Cataldi, Pedro e Patric out) di un allenatore che, arrivato da una settimana, sta tentando di spiegare ai suoi il proprio modo di fare calcio. Non era sicuramente il derby il momento ideale per esperimenti tattici e si è probabilmente sentita la mancanza in società di qualcuno che facesse intendere ai “nuovi” il significato di un derby, tecnico compreso. La Lazio non si è mai resa realmente pericolosa, sciupando peraltro malamente le pochissime occasioni create e la grinta profusa sul terreno verde, solo negli ultimi 20 minuti, da parte degli uomini guidati dal tecnico croato, non è bastata a ribaltare il risultato. Da evidenziare i “soliti problemi” che quest’anno sono stati amara e semi-perenne compagnia dei biancocelesti: mentalità sbagliata nell’approccio alle gare, disattenzioni difensive, fase offensiva in generale ed ovviamente un mercato tardivo ed in alcuni casi errato. La Roma è stata in grado di fare ben poco, ma quel poco le è bastato a vincere con merito anche perché contro ha trovato semplicemente chi ha fatto ancora meno.

L’ARBITRAGGIO

La gara è stata diretta dall’arbitro Guida, coadiuvato da Fabbri, Irrati e Maresca rispettivamente come quarto uomo, VAR ed AVAR, un quartetto che quando sono state rese note le designazioni hanno scontentato i tifosi di entrambe le squadre per precedenti, palesi o presunti che fossero, torti ricevuti dal poker di fischietti nostrani. Giusto tanto quanto evidente, il gol annullato a Kamada per fuorigioco, per il resto l’arbitro di Torre Annunziata ha cercato di mantenere il più possibile a bada gli animi, mancando di polso però nella ripresa. La semi-rissa finale ne è stata la dimostrazione, anche per qualche cartellino in più non dato nei secondi 45 minuti di gioco che hanno inasprito ulteriormente gli scontri in campo, sotto la lente ad esempio le provocazioni e conseguenti reazioni con confronti poco pacifici Guendouzi-Dybala e Pedro-Paredes, o l’entrata con piede a martello di Pellegrini su Anderson in pieno recupero.

IL CAMBIO TECNICO

Negli ultimi due anni mezzo Sarri e Mourinho si sono scontrati nel derby per ben 6 volte, l’ultimo, quello di Coppa Italia a gennaio scorso in cui i biancocelesti hanno eliminato i cugini dalla competizione. Sarri ne ha vinti quattro e pareggiato uno, concedendo una sola vittoria alla Roma di Mourinho. Poi, l’esonero del portoghese e le dimissioni del tecnico della società di Lotito.

Con De Rossi i giallorossi adesso giocano a pallone e stanno trovando sempre più un’efficace quadra tattica rispetto a quanto si vedeva fino a poco tempo fa con Mou in panchina, relegato sempre più, nel suo finale d’esperienza giallorossa, quasi unicamente al ruolo di influencer/motivatore che di tecnico, almeno per quanto espresso in campo dai suoi. La Roma al momento non è di certo diventata il Brasile del ’70 ma l’ex “Capitan Futuro”, ora allenatore, sta provando a dare linfa nuova ad una rosa che da tempo non fioriva più, e Pellegrini ne è un esempio evidente. Queste alcune battute del tecnico nel post-partita: “E’ bello sempre, da allenatore è diverso. Sai che la sconfitta cade sugli allenatori. Era da tanto che non arrivava la vittoria, sentivamo un’attesa incredibile, quella dei tempi migliori quando giocavamo per altro. Sono tanto felice, da allenatore c’è più tensione emotiva”. “Odio i finti umili, il mio merito c’è. Questa opportunità mi è cascata dal cielo. Un’occasione enorme perché alleno giocatori forti, che spesso nascondono sotto il tappeto alcuni miei errori. Fino all’anno scorso in Serie B si parlava solo dell’ex calciatore De Rossi, adesso sono felice che si parla dell’allenatore”. Ad oggi invece ancora nessun commento da parte dell’ex-tecnico Mourinho relativo alla stracittadina.

Sponda Lazio la situazione appare più complessa. Tudor ha avuto davvero poco tempo per incidere su questo gruppo in maniera determinate, un gruppo che, come messo in luce anche dal tecnico precedente, accusava diversi problemi sia dal punto di vista tecnico che mentale. Queste alcune dichiarazioni dell’allenatore croato dopo la gara: Abbiamo sofferto, avevano più gamba di noi. Per reggere un calcio fisico devi lavorare due mesetti. Sono ottimista. Vedo tante belle cose con un calcio diverso. Ci vorrà un po’ di tempo, guardiamo con positività in avanti. Immobile, uscito all’intervallo per infortunio (come Romagnoli per problemi fisici), ha poi evidenziato la negatività del momento in casa biancoceleste: “I tifosi meritavano qualcosa di diverso per come è andata la stagione”, “E’ una stagione negativa anche dal punto di vista personale, e ci si è messo anche l’infortunio di oggi ma sappiamo che le cose negative non arrivano mai una alla volta, bisogna stringere i denti. (…) Cambiare in corsa e l’addio di Sarri ci ha scombussolato, non siamo riusciti a capovolgere la situazione dal punto di vista emotivo e poi portiamo queste sensazioni in campo”. Nella giornata di oggi una brevissima ma chiara sintesi della gara nelle parole di Sarri raccolte da Il Messaggero: “Purtroppo stavolta la Roma ha fatto la Lazio.

TENSIONE A FINE GARA E SFOTTO’

Con la gara che si era già incattivita nel finale, dopo il triplice fischio dell’arbitro la situazione non è migliorata con diversi giocatori che sono venuti a contatto tra loro. Tra i più attivi senza dubbio Guendouzi, scatenato contro Dybala già negli ultimi minuti. Al biancoceleste non è andato giù qualche intervento degli avversari non sanzionato dall’arbitro ed ha sistematicamente rifatto faccia a tutti i giallorossi, con l’argentino che dal canto suo gli ha mostrato il parastinco con sopra la foto in maglia argentina e la Coppa del Mondo in mano, vinta proprio contro la Francia. Chi ha particolarmente infastidito poi gli uomini di Tudor è stato Mancini, autore del gol partita, che a fine gara è andato sotto la propria curva a sventolare una bandiera biancoceleste con al centro raffigurato un ratto, con sotto attaccata una più piccola giallorossa con la scritta “Anti Lazio”. Del gesto, il centrale giallorosso si è poi scusato, dicendo di aver preso la prima bandiera che gli è stata passata, fatto però immediatamente smentito dai video subito circolati in rete in cui è lui a dirigersi verso quella bandiera ed indicarla per farsela passare. L’evento ha scaturito diverse critiche, lapidario è stato immediato il commento di Immobile: “Esultanza? C’è chi la fa con stile e chi meno”. La Federcalcio ha fatto sapere di aver aperto un’indagine nei confronti del difensore giallorosso per quanto accaduto, il quale potrebbe rischiare ora anche una squalifica o più probabilmente una multa.

Dal canto dei tifosi c’è stato sdegno ma non hanno comunque perso tempo per dare il via ai vari botta e risposta a suon di sfottò tramite social e non solo. I primi sfottò sono sempre quelli a suon di striscioni, per i giallorossi alcuni legati alla solita diatriba del nome Roma e non Lazio come gli avversari, ed i laziali a sottolineare come già accaduto errori grammaticali in alcuni di essi. I biancocelesti hanno inoltre sottolineato come i dirimpettai non riescano a godersi una vittoria senza tirare in ballo i cugini, piuttosto che festeggiare con i propri colori, chiedendosi anche quanto abbiano sofferto in questi ultimi due anni per esaltarsi così tanto dopo un derby vinto come se valesse molto di più dei tre punti in classifica. Dall’altra parte è stata tirata in ballo la coreografia biancoceleste, associando l’immagine del bambino al centro della Curva Nord con il personaggio robotico di Paolo Villaggio nel film Grandi Magazzini. I romanisti hanno poi continuato componendo un coro dedicato proprio al loro beniamino, goleador nel derby, sulle note della hit di Annalisa Semplicemente. Pronta la risposta biancoceleste con l’interrogativo se i giallorossi avessero fatto o meno una canzone per il loro numero 23 anche dopo il gol segnato nella finale di Europa League contro il Siviglia, riferendosi con ironia all’autogol ed al successivo rigore sbagliato proprio da Mancini costati alla Roma il trofeo.

Anche tutto questo è derby e nella Capitale dura tutto l’anno, una tipicità che, se rimane nei limiti della vera goliardia, quindi quella che soprattutto lascia riposare in pace i morti ma concede una risata di cuore ai vivi a prescindere dalla fede calcistica, è probabilmente la parte migliore della stracittadina.

Articolo a cura di Roberto Viarengo